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Nel 2015, per il centenario della nascita di
Alberto Burri, il grande artista di Città di Castello, la Fondazione Palazzo
Albizzini-Collezione Burri ha organizzato delle manifestazioni-celebrazioni,
ideate e curate dal critico e storico dell'arte Bruno Corà. Il nucleo centrale
delle manifestazioni celebrative era costituito dal convegno internazionale “Au
Rendez-vous des Amis" che vide la partecipazione dei più grandi artisti
europei nella doppia veste di discussant e di espositori di loro opere in una
mostra in onore del genius loci. Tra questi fu invitato e partecipò Hermann
Nitsch, uno dei capi scuola dell'Azionismo viennese, unico pittore che, al pari
di Pablo Picasso, ebbe dedicati in vita due musei, a Vienna ed a Napoli.
L'artista viennese tenne una interessantissima produzione sulle tematiche del
rapporto tra il sacro, il teatro e le manifestazioni dionisiache, tre temi che
costituiscono le radici delle tematiche poetiche della sua opera. Lontanissimo
per forme espressive, per contenuti, per progettualità e in generale
dall'estetica di Burri, Hermann Nitsch subì un profondo momento di fascinazione
visitando le opere di Alberto Burri nei palazzi della Fondazione. Subito dopo
Nitsch sentì l'esigenza di realizzare e realizzò un'opera che volle chiamare "omaggio
ad Alberto Burri”. L'opera si componeva di una grande istallazione con gli
elementi "classici" delle Aktion. Oggi l'istallazione dedicata a
Burri è stata riproposta a Milano, nella mostra “Hermann Nitsch Cathartic
Aversion”, curata da Flaminio Gualdoni, in collaborazione con il museo Nitsch
di Napoli e Fondazione Morra. La mostra milanese è stata inaugurata l'8 giugno
scorso e sarà visitabile sino al 14 ottobre 2023, presso i locali della
galleria ABC-ARTE ONE OF. La mostra celebra, nella capitale economica italiana,
l'opera di Hermann Nitsch a poco più di un anno dalla sua morte. Visitando la
mostra ed ammirando l'opera dedicata al Maestro umbro, il fruitore potrebbe
essere indotto a ricercare elementi di continuità tra l'opera del viennese e
quella di Burri, lo stesso potrebbe cercare assonanze, similitudini,
concettualità più o meno recondite…nulla, proprio nulla è dato di trovare o di
fondatamente ritenere!
Si tratta
semplicemente dell'emozione di un momento. Hermann Nitsch, abbagliato dalla
bellezza concettuale dell'opera di Burri, lo omaggia con la sua opera teatrale
e drammaturgica, con la sua pittura-tragedia, con l'invano ritenuto ossimorico
legame tra sesso e sacro. Il grande maestro viennese omaggia l'arte del grande
maestro italiano con la propria, incontaminata, opera.
Abbiamo avuto modo
di fare qualche domanda al curatore ed al direttore del museo Nitsch di Napoli
Beppe Morra.
Curatore Flaminio Gualdoni
1) Che difficoltà incontra un curatore ad esporre opere che in realtà sono delle scenografie di
azioni teatrali?
La difficoltà consiste nel restituire alle
opere la loro dimensione e la loro derivazione teatrale. Nel caso di Nitsch,
ricreare il set di un'aktion presenta grande complessità. Egli non creava
infatti quadri che possono essere esposti ed ammirati come singole opere o nel
loro complesso, ma rappresentava una scena sulla quale egli agiva e faceva
agire il pubblico ed è tale scena che si presentava e si rappresenta oggi come
quadro ed esposizione.
2) Nel 2015 il maestro omaggia Alberto Burri. Perché Nitsch fu affascinato dall'arte di Burri?
Il senso dell’opera di Burri sta nel suo essere un'arte-altra e come tale imprendibile al pari di quella di Hermann Nitsch. Cosa era in realtà il lavoro di Burri? Non era semplice e pura pittura in senso canonico ma era pittura ed arte molto più radicale e di più complessa intuizione. E’ proprio l'aspetto di radicalità della pittura di Burri che ha affascinato Nitsch.
Domanda a Beppe Morra
3) Oggi si tende a classificare le aktion di Nitsch come performance. In realtà, visto che azione deriva dal verbo agire e che anche la parola attore indica colui che agisce, non sarebbe più opportuno chiamar le azioni, traducendo letteralmente ed evidenziando la radice teatrale dell'opera del maestro?
Nel lavoro di Nitsch, che è un grande lavoro, la differenza tra spettatore e azionista o attore passivo così tanto per intendere il significato della partecipazione, è che il secondo agisce nel teatro, vivendo il teatro e precedendo l’atto di messa in scena non come recitazione ma come partecipazione. La risposta attraverso la quale ho cercato di significare la differenza che passa tra la parola “azione” e “attore” è un semplice modo di distinguere l’atto, il gesto di chi interviene e non recita e né tanto meno agisce, ma vive il tempo come modo di sentire il senso dell’azione. Ovviamente poi ci possiamo sottilizzare ma Nitsch fin dall’inizio che ha concepito il suo lavoro ha sempre dato un’aktion n.1, 2… attraverso il quale il tempo scandisce determinati momenti andando a voler significare l’uno e l’altro sta anche nell’interpretazione di chi guarda.
Scritto da Giuseppe Simone Modeo
Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.