You are using an outdated browser. For a faster, safer browsing experience, upgrade for free today.

Caricamento...

 
Qualche cosa sull’arte pt.3

Il criterio che sospinge tutta l'arte italiana, soprattutto dagli anni Sessanta, è il vocabolario per tradurre non solo la natura delle cose, ma il gesto stesso del farlo: variabile fino allo strumentale e al comunicativo, all'effimero e al caduco, e, proprio per questo, fluido e fisso insieme, eterno, ossia sconfinato nel tempo e nello spazio. E tale approccio, artistico ma soprattutto estetico, arriverà a servire la prassi della riformabilità continua del sistema dell'arte e del pensiero tutto, proprio per la forza aperta, varia, liquida, elastica delle sue connaturazioni: è la formula della coscienza, oggi, essenziale e insieme estrema, sempre attuale perché sempre nuova, cioè rinnovabile nel tempo poiché rinnovata nella cultura, nel carattere euristico che orienta la relazione di ciascuno con se stesso e di ognuno con gli altri. Da decenni, ormai, il gesto può diventare strumento e il gusto per il materiale rispecchiare tale indole "prossemica", di stampo sia contestuale e sia concettuale, perché costituita di due stili vettoriali del presente, due modi di ricondurre a ciò che un soggetto è e/o rappresenta. Il flusso delle cose costituisce dunque un fiume del sapere, con i suoi criteri di appartenenza, di definizione, di simbologia... come racconto di storie da narrare, di questioni da dibattere, di speleotemi da recuperare. La cultura della bellezza, soprattutto nel contemporaneo, o, meglio, nelle arti di oggi, è quello strumento che tenta di afferrare e fermare – almeno per il tempo del definirla – la sostanza più dinamica del creare e dell'esprimersi, del sapere e del conoscere. Tutto adesso appare nella logica del respiro; tutto è scambio e interdisciplinarità: vero per il criterio del meticciato e dell'intersecazione, vivo con la forza della tecnologia e con la risposta della novità. L'arte italiana, dagli anni Sessanta, è stata ed è ancora una conseguenza espressiva a un nuovo tipo di socialità occidentalizzata e, in questo senso, mondiale, fatto di attenzione tecnica e di consapevolezza filosofica; il suo linguaggio è stato ed è, storicamente, il più vario, a più livelli: una dialettica di traduzione e interpretazione di testi, tra tecnocrazia e filosofia, con messaggi di vari elementi: morali/poetici/politici/scientifici/mistici/sociali. Si dà insomma una sorta di creatività linguistica fatta di uno strano senso visionario, sia materialismo o virtualismo, che si occupa di istituire, indagare, elaborare, giudicare atti così comuni da divenire distanti, quasi paralleli e autonomi. Sono quasi forme di diversa "grammatica espressiva": sinestesia, iperbolicità, funambolismo, trasformismo che sembra autorizzare in ogni modo una certa lontananza sistemica del fare – una lontananza che non deriva da codicologia, ma che vale per aderenza al reale del quotidiano.

Scritto da Giuseppe Simone Modeo

Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.