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La lettura estetica del reale, in grado di affrontare e risolvere problematiche inedite, tramite rapporti e relazioni più o meno evolute con tutto e/o niente, legittima lo stato e lo stadio della nostra arte. L'arte di oggi ricorda la soluzione geomorfica di un ambiente; costituisce e produce forme di attività che portano con sé dati e significati indispensabili per conservare e sviluppare l’umanità. Queste forme di flusso culturale si svolgono a partire dal fulcro peculiare del sapere: l'identità carsica. Il carattere precipuo della conoscenza, infatti, si sviluppa per acquisizione di un risultato da attività esperienziali epifaniche. Procedere attraverso un discorso informativo significa prima di tutto trascurare ogni fonte retorica, per incontrare e valorizzare la ricerca maieutica e dicotomica che affiora in superficie, battezzando un genere di "buone pratiche culturali". Siamo all'esercizio della riduzione della distanza, per definire l'arte come circolo fluido di un ciclo gestionale della bellezza (emersione, scorrimento, ristagno, cascata... e di nuovo). Troviamo lontano il presente, non comprendiamo più la semplicità della concretezza, come la piana, inattesa facilità, o l'ovvio ricorso alla figura retorica o alla simbologia, perché siamo lontano da noi stessi. La sociocultura sistematicamente occidentalizzata di oggi vive la dimensione dell'identità complessa, cioè di un'essenza "del ciclo ibridato" che la fa varia, aperta, fluida, ciclica. Vive quindi la condizione identitaria del percepirsi complessa, con la possibilità e l'eventualità di essere sempre diversa da com'è. Inoltre, una realtà culturale basata sulla conoscenza che è specializzazione instilla la consapevolezza dell'amalgama, del cambiamento, dell'esoteria, costituendo la frontiera di un'epoca della certezza dell'incerto e del dubbio. La cultura estetica è insomma la più libera, perché senza confini se non quelli di un presente che, tra passato e futuro, può variare fino alla contraddizione. E' una specie di misura evoluta, una storia di derive antropologiche, che, per il peso di basi storiche e la rincorsa di indagini scientifiche, è stata natura sociale e sarà natura sociale. Dunque, la storia come natura e la cultura come misura.
Scritto da Giuseppe Simone Modeo
Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.