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Qualche cosa sull'arte pt.1

L’arte rappresenta una delle più vivide connotazioni espressive della sensibilità umana da 30 000 anni. Questa sensibilità si è sempre tradotta nel filtro che l'uomo ha sentito di essere, per percepire e considerare la realtà come modo del mondo. Ma quasi subito, su pareti di grotta e di ripari, insieme alle immagini ritratte di contenuti esterni (animali) e di attività svolte (scene di caccia), si avverte la necessità di una "dichiarazione di presenza" che diventa traccia di sé, del proprio ruolo, della propria occasione (mani). Tale orma, dalla valenza sia ontologica e sia epistemologica, simboleggia insieme la finestra e lo specchio: l'istanza duplice della coscienza umana che si annuncia e si domanda. L'arte, in effetti, neolitica o attuale, è sempre contemporanea perché non può non riferire del contesto in cui sorge. Arte come essere nel tempo, come veduta e visione.

L'essere hic et nunc dell'umanità risiede dunque nell'atto del guardare guardandosi. Questo succederà in maniera più compiuta, prima nel Rinascimento, poi nel Novecento e, infine, ancora più liberamente, verso il Duemila. Intorno al 1420 e, di nuovo, dal 1905, si giunge a una nuova consapevolezza estetica con la ritmica paesaggio/ritratto che diviene sonorità esterno/interno: l'immagine riflessa dell'uomo, cioè la valutazione della propria condizione assurge di per sé a situazione, quindi l'interiore si esternalizza fino a crescere nello status di contesto e definizione. Il Sistema sociale, in questi periodi, assume forme che sono già contenuti, tanto che, prima l'aspetto biografico (Vasari), poi la linea tecnica (Benjamin, McLuhann) e sociologica (Baudrillard, Bauman) renderà possibile rintracciare un modello del riferimento al pensiero capace non solo di tatuare, ma di scolpire l'identità umana, per arrivare – perfino spontaneamente – alla sistemazione filosofica del sapere come sapersi. Così, l'ambito di destinanzione di tali caratteri si erge fiero a spartiacque tra naturale e artificiale, costituendo aspetti morfologici di derivazione antropologica.

L'arte sembra davvero poter dimostrare di "essere nel tempo", vivere storicamente tramite opere che sono frammenti e insieme esempi di umanità. In questo senso si comprende come sia equivocabile assimilare i medesimi caratteri espressivi di originalità linguistica in opere di epoca differente; come si sbagli con una certa ragione nel rintracciare prodromi in alcune peculiari, distintive risorse estetiche di opere che, con le successive, hanno niente da spartire. Dette presunte qualificazioni sono intuitivamente identificate; non risultano definite o giustificate, né mai contestualizzate e sostenute da impianto logico o apparato critico basato su criteri semiotici ragionati, ma soprattutto si danno prive di quella coscienza dell'immagine che si pone al centro di ogni autentico atto consapevolmente creativo. L'agire citato è quello indotto, per esempio, da varie tipologie di anticipazione informale nei dipinti di Turner o cubista in quelli di Cambiaso o body negli esempi di tattoo tamoco dei Maori. E determinano un criterio dell'intervento creativo che risuona in contesti culturali differenti: l'espressione e la comunicazione di luoghi e spazi fonda infatti un'autonomia circolare che li trasforma in non-luoghi e non-spazi, sempre più utili allo scopo del pensiero contemporaneo.

Scritto da Giuseppe Simone Modeo

Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.