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Qualche cosa sull'arte pt.2

E' nella seconda metà del Novecento che l'azione fattiva delle pratiche culturali si svolge nel pieno della consapevolezza critica, non senza tuttavia quella rincorsa pragmatica che, per le arti contemporanee, vive fra traduzione e interpretazione del messaggio di un testo, e, per la loro storia, nella dinamica di quella tutela che è valorizzazione di Beni artistici e Attività artistiche. Il mondo della cultura non poteva più prescindere dal "prendersi cura" del soggetto trattato, per cui è facendolo che se ne acuisce il senso, la dimensione, la missione che è vocazione dedita, autonoma da tutto fuorché dall'ambiente che la induce e la produce. L'Italia, qui, più del mondo è un mondo a sé, un Paese unico, una monade: in Italia si comprende di più come sia cultura stessa l'avere consapevolezza di ciò che occorre per gestire la cultura. Da ciò il senso dell'impresa culturale, che infatti nasce nelle corti italiane dei Signori del Quattrocento (forse prima a Firenze con le Collezioni di Cosimo il Vecchio, sviluppandosi poi a Roma nelle dimore Papaline). In questo senso, da Platone a Levinas a Stein, sono di Michel Foucault le parole che funzionano meglio, poiché lui sceglie di trattare la cultura come "cultura della cura di sé", quella che qui si estende all'opera d'arte, all'artista, ai beni culturali. Il senso della cura di sé deve dunque sconfinare nell'eredità storico-artistica che abbiamo ricevuto, per arrivare a riguardare la necessità che questa formazione valga per tutti i cittadini, in quanto condizione per l'attuazione di un'esistenza pregna e compiuta e risolta. Ogni sguardo di analisi è sempre culturalmente situato; individuare ed esplicitare un preciso punto di osservazione può far trovare la strada per rendere attuale e vitale ciò che ha preso forma in tempi lontani (nel 1838, a Parigi, Daguerre fotografa per primo la veduta di un boulevard e, pochi anni dopo, Nadar ritrae per primo la città dall'aereo) . Per Foucault "il senso dell’educare – alla cultura dei beni e del bello – si può riassumere con il facilitare nell’altro l’acquisizione di quelle capacità e lo sviluppo di quelle disposizioni necessarie ad attivare il processo di autoformazione, che consiste nell’assumersi la responsabilità di dare una forma quanto più possibile buona al proprio modo di esserci". Dobbiamo aiutare tutti a pensare di aver cura del nostro tutto. Quei tutti sono gli altri, i cittadini; e quel tutto è ciò che abbiamo ereditato e che oggi riteniamo e definiamo bene culturale lato: opera d'arte, ambiente artistico e attività artistica, l'artista stesso.

Scritto da Giuseppe Simone Modeo

Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.