Caricamento...

L’accostamento fra le opere di Alberto Burri e di Pietro Vannucci detto il Perugino costituisce, più che un confronto, un vero e proprio dialogo che (come tutte le conversazioni) consente di arricchire la conoscenza di questi due grandi maestri italiani.
In realtà, si tratta di un duplice dialogo poiché riguarda non solo due pittori, ma anche due epoche separate da oltre quattro secoli di distanza.
In questo senso la mostra, allestita presso Palazzo Baldeschi in Perugia, costituisce l’ennesima conferma – qualora ce ne fosse ancora bisogno – di come si possa far felicemente e proficuamente incontrare l’antico con il contemporaneo, l’arte rinascimentale con quella più recente.
Il luogo di questo incontro si svolge, questa volta, su un terreno cromatico particolare: il colore nero. Considerato oggigiorno convenzionalmente come un “non colore”, il nero ha ricevuto la propria dignità artistica proprio in questa terra, con i primi notturni di Piero della Francesca (cui sono seguiti quelli di Raffaello, Paolo Uccello etc).
Ebbene, Perugino ha avuto il coraggio di utilizzare il nero non più soltanto come strumento di imitazione della realtà fenomenica, nel suo alternarsi di luce e di buio, di giorno e di notte, ma gli ha conferito una nuova dimensione espressiva collocando il nero come un colore fra i colori.
Perugino ha assegnato al nero una dignità particolare, oserei dire superiore; lo ha risemantizzato utilizzandolo non più come mero strumento di imitazione della realtà, ma come strumento di esaltazione della realtà. Perugino fa fare al nero un salto di qualità.
Il nero, dunque, non come sfondo, non come colore ancillare a tutti gli altri, ma come protagonista, come elemento essenziale dell’espressione pittorica.
Burri approda al nero sia come esponente dell’informale sia come esito della combustione, una tecnica tipicamente contemporanea (utilizzata anche da Aubertin nell’ultima fase del suo percorso artistico, segnato per decenni dall’ossessione verso il rosso).
Il nero, dunque, come occasione originale per lumeggiare l’esperienza artistica, il percorso artistico di questi due grandi artisti umbri.
Un dialogo, insomma, fra due protagonisti della pittura italiana ed internazionale, un incontro fra “il meglio maestro d’Italia” e il “maestro dei neri”.
Scritto da Giuseppe Simone Modeo
Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.