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“0” Zero. Bernard Aubertin

Martedì 11 aprile 2023, nell'ambito delle manifestazioni per Bergamo-Brescia Capitali della Cultura, la galleria 55 Art Privè, in Bergamo inaugurerà una mostra dedicata al grande maestro francese, recentemente scomparso, Bernard Aubertin. Sarà l'occasione per conoscere ed apprezzare un artista che ha fatto del distacco dalla tradizione e del rigoroso linguaggio contemporaneo, le proprie cifre stilistiche.

Aubertin nasce il 29 luglio 1934 a Fontenay – aux – Roses, nella regione dell'Île-de-France. Dopo la formazione presso la Scuola statale di decorazione si avvicina, come autodidatta, al movimento del futurismo e del cubismo. In seguito all’incontro, nel 1957, con l’artista francese Yves Klein, Aubertin inizia a realizzare dipinti monocromi con il rosso, colore che lo accompagnerà per tutta la vita.

Attraverso la monocromia, Aubertin rappresenta ciò che egli ha definito il «silenzio pittorico». Secondo lui, l’arte, non è descrizione né evocazione né espressione, bensì trasposizione dell’essere, è trasfondere lo spirito dell’uomo. Pertanto, l’arte, non può utilizzare segni grafici o forme.

In questo senso, il rosso non è più un colore e neppure un colore primario, bensì il tentativo ossessivo di agguantare l’intangibile spirito creatore dell’animo umano. Ecco allora che, per lui, «dipingere in rosso è una necessità assoluta».

All’inizio degli anni Sessanta, Aubertin, si unisce al Gruppo Zero nato, poco tempo prima a Düsseldorf, per opera di Heinz Mack e Otto Piene. Questo gruppo artistico d’avanguardia vuole essere una reazione all’arte informale e al neoespressionismo. Come suggerito dal nome-manifesto, questo Gruppo di artisti si propone di azzerare l’arte precedente creandone una nuova, attraverso la ricerca di armonia tra l’ambito della natura e quello della tecnologia, realizzando opere caratterizzate dalla presenza della luce, del movimento e del dinamismo. Il Gruppo Zero costituisce il versante tedesco dell’Arte cinetica (che, in Italia, si manifesta col milanese Gruppo T ed il padovano Gruppo N) la quale intende inserire, anziché rappresentare, il movimento nell’opera d’arte. La sperimentazione artistica del Gruppo è innovativa sia nella tecnica pittorica, che si avvale delle acquisizioni della cinetica, dell’elettromeccanica, dell’elettromagnetismo, sia nell’utilizzo dei materiali come vetro, plexiglass, acciaio, alluminio, ferro. Quest’ultimo, per esempio, è presente nelle opere di Aubertin attraverso chiodi che pianta su tavole di legno o fili di ferro che inserisce nelle tele, nel tentativo di rompere la bidimensionalità della pittura, conferendo una «nuova vibrazione al monocromo».

Movimento, dinamicità, energia, sono le parole chiave delle opere del Gruppo Zero e di Aubertin in particolare. In questo contesto, egli lavora e influenza anche artisti italiani come Bruno Munari, Piero Manzoni e Lucio Fontana.

Secondo Aubertin, «l'artista non fa altro che fermare lo spazio-tempo al fine di appropriarsene per riconsegnarlo successivamente al pubblico». In questo senso, egli sembra descrivere la stessa operazione compiuta da un pilota: governare lo spazio e il tempo.

La sua ricerca artistica penetra lo spirito del Gruppo tedesco fino a superarlo, per giungere all’essenza della dimensione spaziale e temporale che egli individua nell’elemento del fuoco. Contestualmente ai monocromi, infatti, introduce l’utilizzo del fuoco per manifestare fisicamente l’esplosione del rosso. La fiamma è dapprima animata dai fiammiferi presenti sull’opera stessa; successivamente il fuoco viene appiccato dall’artista stesso su diversi oggetti come libri, strumenti musicali, automobili. In questo modo, il rosso dei primi monocromi viene sostituito da un’energia ancora più forte quale quella della fiamma viva.

Scritto da Giuseppe Simone Modeo

Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.


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