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Altro grande esponente della scuola di Piazza del Popolo è Tano Festa. “Sopravvivenza degli oggetti, senso di mistero e impenetrabilità nelle loro fredde e scure geometrie... se li avessi dipinti, gli oggetti avrebbero assunto una forma che non è quella della realtà ma è quella appunto della pittura...” (in “lettera ad Arturo Schwarz”, 1966): con queste espressioni l’artista suggerisce la lettura della propria cifra stilistica, secondo una rappresentazione quale contemplazione del reale superata, potenziata cioè da una visione capace di dare immanenza agli oggetti, ricostruiti secondo la percezione visiva e non nel momento dell'uso, apparenza quindi. Lo spazio diviene schermo ed evento al tempo stesso, i colori sono soprattutto il nero e l'azzurro, preferibilmente abbinati. Pittore elegante, amava guardare i maestri antichi e moderni e di essi riconosceva il bello, gravemente poco presente negli anni che lo videro operare con passione e fatica, si da indurlo a non corrompere e imbruttire mai il fare artistico. La pittura di Festa è vera, fatta di qualità, gentilmente vicina all'iconografia del Rinascimento tanto quanto ai nomi del Modernismo: da Michelangelo, cui si rivolge con grazia e riconoscenza, a Cézanne e Degas, i cui nomi inscrive in pennellate e frammenti o in persiane semichiuse. Le persiane, simboli di una soglia, di un passaggio o, più semplicemente, “falsi oggetti” - come diceva Tano - concepiti nel momento della contemplazione di essi? “ma proprio dal loro essere falsi deriva l'espressione del modo in cui li ho percepiti” (cit.). Guardando De Chirico, che gli permette la sofferta rappresentazione di ricordanze di fatti epici o suggestioni di miti mediterranei, rivisita l'incanto espressivo dei manichini e i colorismi della geometricità del contesto. Peraltro, qualsiasi citazione iconografica dei grandi temi del passato è rivissuta dalle intime emozioni dell'artista, e riproposta con finezza di spirito, con un linguaggio degno di una conoscenza legata alla scena artistica internazionale.
Scritto da Giuseppe Simone Modeo
Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.