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Fino al Novecento si riferiva a codici culturali stabiliti dalla società e non usciva mai da quei confini. E in 100 anni tutto cambia e si modifica: la filosofia di Hegel e di Heidegger; il vento nipponico che anima prima Turner e Constable, poi Monet e Cézanne; i maestri del sospetto (Marx, Nietzsche, Freud). Nasce così la Parigi luminosa del 1925; nascono così Duchamp e Picasso; nasce così il Situazionismo. Ora, nel 1932, Otto Dix dipinge il monumentale, sconvolgente Trittico della Guerra. Ora, dopo la morte di milioni di uomini e donne, nella prima e nella seconda guerra mondiale, siamo al mondo informe, alla colpa, alla frammentazione ideologica, all'ipertrofia postmoderna, allo scientismo, infine alla tecnocrazia e ai contraddittori, bulimici, compulsivi verticalismi della globalizzazione. La creatività riassume adesso le possibilità dell'individuo soggetto/oggetto; egli non è più nello spazio, ma nel tessuto spaziotemporale quantico: non si smarrisce in sé, bensì nel cybernetico ipertesto del metaverso. Parole d'ordine: complessità, velocità, moto. Addio al mondo semplice. L'umanità spartisce ormai l'intelligenza con il mondo artificiale. Una macchina fa quasi tutto per lei, forse presto farà anche la sua storia. E quell'opera d'arte, frutto d'ingegno, talento, bellezza, è minacciata da costosissimi simulacri del niente di chiunque. Ecco l'ultima arte: si chiama arte digitale, arte digitalizzata, crypto art. L'arte (nativa) digitale nasce tramite la tecnologia informatica (computer, macchina fotografica, etc.) per essere riprodotta grazie a supporti digitali. L'arte digitalizzata è creata sul supporto fisico ma trasformata in formato digitale che è oggetto di tokenizzazione e viene poi inserita in un NFT, certificato elettronico con un codice criptato. La crypto art appare come la condizione generica nella quale si concreta il risultato di tale processo, sfruttando la tecnologia blockchain. Gli NFT sono quindi beni digitali unici, i cui dati – come quelli relativi all’autentica o ai diritti di copyright – possono essere registrati e gestiti tramite blockchain. Non sarà sbagliato allora, né esagerato, affermare che l’arte custodisce nel tempo il supremo segreto dell’adattamento, perché cambia sempre per non cambiare mai e valere di continuo. La voce dell'arte è la voce dell'umanità: sempre nuova e costante nella definizione di (una o più) realtà, con un peso troppo specifico per non diventare universale, fino a contare per ognuno e dunque per tutti. Ogni opera d'arte è una fine stabilita e ristabilita nella propria imprevedibile benché imperturbabile necessarietà.

Scritto da Giuseppe Simone Modeo

Giovane Collezionista, è laureato in Economia con una tesi sul legame tra Marketing ed Estetica. Si occupa, principalmente, del rapporto tra economia e creatività, intervistando personaggi del mondo dell'arte.